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Archivio per gennaio 2010

Il ragù è, fra i condimenti della pasta, quello che preferisco. Peraltro so cucinarlo in maniera a dir poco sublime. Ma qui non siamo per banfarci di come facciamo il ragù, ma per giudicarne uno già fatto da altre esperte mani.

Non esiste ragù pronto che sia -non dico paragonabile a quello fatto in casa- ma neanche lontanamente presentabile come tale.
Ce la menano con i sughi al pecorino, piccanti, alle verdure grigliate, alla ricotta, alle olive, ma con il ragù non si può prendere per il culo nessuno: la carne deve essere carne, e deve essere l’elemento preponderante. Di solito quando si acquista il ragù pronto si ha a che fare con brodaglie rosse, con brandelli animali qua e là, ma oggi esaminiamo il GRAN RAGU’ STAR.

Però si parte male, già, perché è lo spot del GRAN RAGU’ STAR che toppa. Toppa perché il ragù è buono, ma non è esattamente una pietanza gradevole agli occhi. Una delle cose più fastidiose a tavola -almeno per me- è avere a che fare con quelli che lasciano tutto il ragù sul fondo del piatto, e a me fa schifo, schifo a tal punto che vorrei gettare del napalm e cancellare quella stanza e chi è stato capace di quel gesto.
E dove vanno a parare i nostri amici pubblicitari?
Su di una vecchia, acconciata da rompicoglioni, tipo la signorina Rottenmeier, che è a tavola con il suo bel piatto di ragù in scatola. Danno risalto alla figura austera della donna, che per rigidità nei tratti somatici e nei modi deve intendersene a pacchi, non è che una con questa faccia si metterà a fagocitare un ragù del cazzo preso all’autogrill di Cervignano, no?
Ed infatti le rifilano questo piatto di tagliatelle al GRAN RAGU’ STAR, dove ella affonda le fauci fino ad aver consumato avidamente il prodotto, chiedendo, alla fine se ce n’è ancora, con la faccia sporca di ragù, per far capire all’attento acquirente che se addirittura una snob così è riuscita a mangiarselo, figurarsi noi pregni di pezze al culo. Ecco, soffermandoci alle immagini sembra che la signora abbia appena ficcato la testa nel pannolino di un infante affetto da dissenteria, o che abbia fatto la lotta nello stallatico equino, oppure che abbia partecipato ad un’orgia scat di una produzione porno giapponese.

Il GRAN RAGU’ STAR mi è costato dicasi euro due e cinquantadue centesimi nella versione classica, il prodotto è adagiato in una confezione di cartone, ove sono contenuti due barattolini da 180 gr, che dovrebbero donarci due porzioni.
La confezione esterna è priva di qualsiasi ghirigoro, con logo – nome del prodotto – foto di un piatto di tagliatelle. Alla fine ci fanno sapere che è stato prodotto solo con carni selezionate, come lo faremmo noi.

Ad ogni modo sul retro, lette tutte le informazioni nutrizionali del caso, trovano il modo per suggerirci una stuzzicante ricetta.

LE TAGLIATELLE IN CROSTA AL GRAN RAGU’. In pratica, seguendo la ricetta, si prende la pasta brisèe, la si schiaffa in forno, si buttano su delle tagliatelle, poi spenderemo l’equivalente del prodotto interno lordo del Gabon in GRAN RAGU’ STAR per riempire i quattro etti di pasta e faremo un figurone con i nostri amici a tavola che tireranno testate nel timballone grugnendo, chiedendo se ce n’è ancora, e con la signora della pubblicità che avrà già preventivamente immerso il volto nel GRAN RAGU’ comunicando a monosillabi che le è piaciuto con gli occhi sbarrati, mentre le partiranno brandelli di carne e sedani dalla bocca, e poi tutti a taggare le foto su facebook e a ridere come matti ah ah.

Questo ragù è comunque il migliore fra i suoi concorrenti. La percentuale di carne non delude (per il tipo di prodotto in esame, e sempre coscienti del fatto che il raffronto avviene con un mercato piuttosto povero), ed il sugo è denso, si intravedono addirittura le verdure del battuto.
Non necessita di preparazione, perché basta versarlo nella pasta appena scolata, et voilà, tutti a sporcarci il muso come bestie da soma nel piatto.
Inutile dire che con un barattolo ho condito il mio piatto.

Voti:

Packaging: 3/5 (un po’ più di fantasia, sembra la scatola di un fertilizzante per ortensie!)

Facilità di preparazione: n/d

Qualità del prodotto: 5/5 (è un po’ come disputare Real Madrid – Rappresentativa di Cesenatico, però. Se la domanda è “lo compro o non lo compro?”, la risposta sarà “fate il cazzo che vi pare, mi avete scambiato per vostra madre?”

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Amore è aspettarla sotto casa per ore.
Amore è osservarla in silenzio, implorando per un suo sguardo.
Amore è baciarla per la prima volta nel corridoio della scuola.
Amore è dormire stretti stretti nella stazione di Mestre, aspettando il primo intercity.
Amore è acquistare due paia di Converse All Stars dello stesso colore.
Amore è una serie di liquami colorati a base di verdure in una fortunata gamma di prodotti findus. That’s amore, per l’appunto: sigla.

Cover dei beatles in sottofondo, e una figa da erasmus saluta alla stazione quello che si suppone sia il suo bello, che sta per partire.
Prende la mountan bike con cambio shimano e torna a casa, mentre l’io narrante snocciola banalità sconcertanti sulla natura dei treni che trasportano le persone (di peggio possono fare solo gli autori di “Greys Anatomy”).
Torna a casa, dicevamo, con un po’ di malinconia nel cuore, e per risollevare la propria giornata butta in pentola una busta di minestrone surgelato e spalma dell’orzo su del pane raffermo, dopo aver titillato il modellino di un autobus.
Poi, scosciata e annoiata, si mette ad aspettare il morosetto -del quale viene omesso il volto-, che la raggiunge poco dopo cavalcando, anch’esso, un velocipede. Ci piace immaginarli mentre consumano il loro minestrone poco prima di chiavare come degli Angus impazziti.

Io vado alle COOP e scelgo una crema di verdure di colore verde, chiamata “CREMOSA CINQUE COLORI MILLEVERDURE“.  Findus punta la propria campagna pubblicitaria sulla salute.
“That’s amore”. Amore: quello per noi stessi, per la cura della cura della nostra alimentazione. Inoltre, secondo il sito di riferimento www.positivelife.it il prodotto è disponibile nelle seguenti versioni: bianco, viola, verde, rosso, arancio e blu metallizzato.

Tutti sanno che le verdure fanno bene, che ci aiutano a vivere meglio. Ed è per una serie di motivi che l’attento acquirente sceglierà questa confezione meravigliosa spendendo uno sproposito di denari. Un post-it disegnato in basso a destra ci dice che questa bustona da 600 gr. contiene il 100% di verdure “con gusto”.

La nostra CREMOSA CINQUE COLORI MILLEVERDURE si presenta in compresse, e la preparazione è a dir poco semplice.

Queste devono sciogliersi, fino a raggiungere la consistenza di una crema. Il tempo teorico di cottura è di 8 minuti.
Gli chef della Findus ci suggeriscono di aggiungere olio e/o formaggio grattuggiato e/o crostini dorati, per mangiare “al 100% naturale, con gusto”.
I nutrizionisti Findus appuntano che per completare un pranzo al 100% naturale, con gusto, ci vorrebbe il petto di pollo grigliato, assieme ad un contorno di pomodorini e rucola, una banana, una fetta di pane.
Le verdure che mi appresto a consumare sono molteplici. Accanto alle patate troviamo la zucca, accanto alla zucca troviamo le carote, accanto alle carote troviamo gli spinaci, vicino agli spinaci ci sono i piselli, e il porro, la polpa di pomodoro.
Quando è ancora surgelata, l’odore che emana tale specialità è simile a quello di un’ascella pezzata, tutto ciò è probabilmente dovuto alla presenza dell’aglio.

Devo ammettere che la qualità del prodotto è eccellente. La pietanza è corposa, densa, e le verdure si distinguono perfettamente sotto l’aspetto cromatico, garantendo oltretutto gaudio e passione anche alle papille. L’intera busta riempie il mio piatto bianco e fondo.

Voti:

Packaging: 5/5

Facilità di preparazione: 5/5

Qualità del prodotto: 4/5 (ottimo prodotto, ma ad un costo proibitivo, sono comunque quattro verdure passate al minipimer. no?)

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La pizza è un piatto della tradizione pop… ah no, questa me la sono già giocata con la pasta e fagioli.

C’è chi desidera la pasta grossa e compatta, chi sottile e friabile. C’è chi dice che la fetta deve restare integra quando la si solleva. Io me ne sbatto allegramente i coglioni e basta che mi diano un disco con il centro rosso e bianco e sono contento.

Cameo propone PIZZA REGINA. Naturalmente Cameo assume fior fior di pubblicitari, quindi le reclan sono accattivanti e d’impatto. Al contrario di chi pubblicizza la propria pizza ambientando lo spot in un appartamento open-space arredato di bianco, con finti manager in carriera che si sucano la pizza ridendo senza motivo, Cameo, sin dalle origini, risponde puntando sulla tradizione facendo il pippone sulla storia di questo nobile piatto.

Scelgo un prodotto non proprio economico, poiché è mia intenzione permearmi dell’atmosfera partenopea sporcandomi la bocca di pummarola e tirando lunghi fili di mozzarella. Siccome la classica margherita invoglia, ma non quanto la versione con la farcitura alle OLIVE, mi scosto un po’ dalla tradizione.
La leggenda narra di quando una regina -che era stufa di consumare interiora di bovino bollite-  decise di commissionare ad un panettiere un nuovo rivoluzionario piatto che le risolvesse il pranzo. Egli spalmò la pasta cruda del pane, ed ivi annesse il pomodoro e la mozzarella di bufala.
Siccome il piatto era di gradimento della sovrana, Ella pretese che questo le fosse intitolato.

Un casino di anni dopo decido di lasciare in pace Raffaele Esposito e di prendermi la PIZZA REGINA CON POMODORINI E OLIVE al costo di euro cinque e quarantaquattro centesimi. Nel prezzo sono comunque compresi:

2 (due) PIZZE REGINE CON POMODORINI E OLIVE

2 (due) cellophane

15 (quindici) fettine di olive nere (cadauna)

Arrivo a casa elettrizzato e dalla confezione scopro che tale meraviglia è prodotta nella meridionale e ridente cittadina di Desenzano del Garda (BS), nota ai più per aver dato alla luce il nostro amato prezzemolo.

Il logo, con una corona ed il font devastante, ci fanno capire che stiamo per consumare un prodotto con le controspippole.

Sul retro i suggerimenti.

“LASCIATE LA PIZZA NELL’INVOLUCRO E FATELA SCONGELARE COMPLETAMENTE. ELIMINATE QUINDI L’INVOLUCRO E CUOCETE LA PIZZA IN FORNO PER QUATTRO MINUTI CIRCA”

Forte delle indispensabili indicazioni rimuovo il cellophane e la inforno con sicumera. Poi però mi chiama un amico al telefono e la lascio per circa quindici minuti, scordando il mio appuntamento con la tradizione partenopea. Lo scenario che mi si presenta è questo:


(CSI MIAMI. 4X15 “Smashing pizza”)

Addento la PIZZA REGINA CON POMODORINI E OLIVE e rischio di compromettere l’uso degli incisivi.

Sia le olive che i pomodorini hanno un sapore evanescente, acidulo, insignificante; le fettine appaiono sottili, ornamentali.
La mozzarella, sotto la crosticina marrone, si merita un 6,5.
Naturalmente ometterò il giudizio sulla pasta, viziato dalla mia clamorosa ingenuità, pur avendo già provato il prodotto in precedenza.

Voti:

Packaging: 5/5 (la scritta è in rilievo!)

Facilità di preparazione: 1/5 (è un casino preparare una pizza se ti chiama un tizio al telefono!)

Qualità del prodotto: 3,5/5 (“Pizza Ristorante” è un prodotto di gran lunga migliore)

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Ed eccoci qui per un’altra imperdibile ricetta (ho finito gli incipit).

Ah, la pasta e fagioli: anello di congiunzione fra Lino Toffolo ed Anna Magnani.
La pasta e fagioli è un piatto della tradizione popolare italiana che unisce gag da meteorismo, attitudini e sentimenti comuni attorno al calore di una casa e di una famiglia, possibilmente povera e reduce da un conflitto mondiale.

In questo scenario potremmo immaginare i nostri nonni descritti in più di qualche occasione da Vittorio De Sica.

Luigi torna nella sua casa dalla fabbrica alle sei della sera, si toglie il cappello e appoggia le chiavi sulla umile credenza, bacia la moglie Diletta sulla guancia, mentre ella è intenta a mescolare la minestra. Poi si gira verso il primogenito e gli assesta una mezza dozzina di cinghiate berciando in qualche dialetto meridionale (tanto per rendere l’atmosfera neorealista) perché così il virgulto comincerà a comprendere le difficoltà della vita.
Arrivano gli altri sei figli, tutti si occupano di preparare la tavola, e via, a mangiare in silenzio la pasta e fagioli, con il padre -capotavola- che tiene la testa vicino al piatto e fa il risucchio. Poi il risucchio lo fa anche il primogenito, ma si prende un’altra sequenza di cartoni sulle gengive, un po’ per comprendere le difficoltà della vita, un po’ perché non è educato.

KNORR propone questa confezione strepitosa, senza troppi ghirigori. C’è un piatto verde colmo di ditalini rigati e borlotti. Attorno al piatto si vede la risulta della preparazione della ricetta: fagioli, pomodorini, pasta cruda.
Il logo KNORR compare in alto a sinistra e non c’è traccia di didascalia o precisazione nutrizionale di sorta. Le porzioni teoriche sono tre, e questo viene precisato con una sola, unica, dicitura “3 PORZIONI”. Era quello che volevamo.
Ci si poteva risparmiare, forse, il “golosa ricetta rustica”.

Sul retro della confezione se la scoattano con i vari consigli per rendere il piatto più gradevole e il tuo pasto più equilibrato con cubetti di prosciutto et similia, qui, per esempio dicono:

“PER UN PASTO COMPLETO ED EQUILIBRATO ABBINA ALLA PASTA E FAGIOLI DEL PESCE ALLA GRIGLIA E DEI POMODORI GRATINATI E CONCLUDI CON UN FRUTTO FRESCO”

Naturalmente. Compro una PASTA E FAGIOLI disidratata con tempo di preparazione pari a 5 minuti, per poi farmi il culo a capanna con pomodori gratinati e pesce alla griglia.
Oggi a pranzo branzino alla griglia e pasta e fagioli knorr!
A parte questo, nient’altro da segnalare se non un numero verde con il servizio consumatori, che un giorno contatterò, così, per curiosità.

La preparazione è agevole e veloce: 750 ml di acqua fredda, alla quale va aggiunto il prodotto, si porta tutto ad ebollizione a fuoco vivace, poi si abbassa la fiamma per cinque minuti.

In questo caso, verificato il contenuto di una sola busta, si può tranquillamente affermare che la busta di PASTA E FAGIOLI KNORR, contiene due buone porzioni.

(con aggiunta di olio a crudo, e pepe nero)

Il sapore della minestra è intenso, e la classica sensazione di cibo precotto si fa sentire, ma in maniera molto lieve: sembra quasi di mangiare una cosa home made.
Qualche fagiolo disidratato non si è reidratato, quindi alcuni di questi legumi sapevano di arachidi.
Non so perché, cari voi, ma sapevano di arachidi e si sfarinavano sui molari, come le arachidi tostate che vi danno con lo spritz aperol. La pasta, dopo i cinque minuti di cottura, ha dimostrato una notevole tempra (e la “prova minestrone” sappiamo tutti quanto sia perigliosa per i nostri amici ditalini rigati).

Per poco più di un euro, un’ottima soluzione.

Voti:

Packaging: 4/5 (semplice e diretto)

Facilità di preparazione: 4/5 (sarebbe da cinque, ma alcuni rincoglioniti magari non sanno dosare l’acqua e il piatto viene un macello)

Qualità del prodotto: 4/5

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