E’ per me difficile trovare le parole giuste, tanto per iniziare, quanto per comporre un paio di frasi adatte a presentare questo blog.
Anzitutto descriviamo l’autore, che si autocelebrerà solo in questa occasione, ve lo garantisco, ma vista la natura del blog alcune precisazioni sono necessarie, poi capirete il perché.
Sono un uomo di 27 anni in buona salute fisica (quella mentale la omettiamo, sapete, sono originario di Trieste), alto un metro ed ottantotto centimetri per ottanta chilogrammi di peso.
Da qui il titolo: “Due Ricche Porzioni”: per tutti i sughi, per tutti gli spezzatini, per tutte le lasagne, che per dichiarazione ed intenti del produttore si dovrebbero configurare per soddisfare gli appetiti di due persone, quando in realtà la porzione è una, ed è già scarsa. Ecco il perché delle mie caratteristiche fisiche, così non potete dire “eh vabbé, ma sei una palla di lardo, a te neanche l’orsetto knut (cfr. studio aperto) su un letto di mele golden caramellate ti sfamerebbe!”
Comunque, ho vissuto la mia infanzia durante gli anni ’80, quando dilagavano le tivù commerciali, e con esse le fighe scosciate nei varietà (ok, è un’altra storia), i giocattoli, ed il cibo: quel mondo ed il mio quotidiano si interfacciavano nell’ipercoop sotto casa, e da lì hanno origine le prime delusioni, e probabilmente anche questo blog.
Mi spiego, il modellino di He-Man non si muoveva veramente, il Cristall Ball non creava feste divertenti ma solo e soltanto l’ira della mia genitrice costretta a raccogliere la risulta di quella pasta colorata, e la girella… la girella che nella pubblicità occupava una mano di un muratore bresciano con l’elefantiasi agli arti, si presentava nelle mie come un portachiavi fatto di Pan di Spagna.
La delusione, delle volte, veniva portata anche dalla differenza abissale che il prodotto presentava rispetto all’immagine della confezione, un esempio per tutti il kinder fetta al latte, che nel packaging sembrava un trionfo geometrico, quando in realtà gli angoli erano tutti stropicciati.
Qui voglio proporre e descrivere tutti i piatti della tradizione discountesca, seguendo METICOLOSAMENTE le istruzioni di preparazione fornite dall’azienda che li produce.
Qui voglio consumare biscotti, cuocere torte, spalmare creme, girare milanesi (nel senso di cotolette, non di giovinotte frequentatrici del plastic*), addentare maccheroni, tutti rigorosamente precotti.
Spero di essere stato spiegato, come diceva quello là, adesso chiudo con una frase ad effetto:
Buon appetito.
*noto locale del milanese, frequentato da vario figame.
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