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Archive for the ‘Dolci’ Category

C’era una volta una merendina. Una merendina piccolina.
C’era una volta una merendina piccolina piccolina. In un sacchettino ino ino.
C’era una volta una merendina piccolina piccolina in un sacchettino ino ino. Che faceva uno scoppiettino ino ino quando stringevi il suo sacchettino ino ino.
C’era una volta una merendina piccolina piccolina in un sacchettino ino ino che faceva uno scoppiettino ino ino quando stringevi il suo sacchettino ino ino. E se ne mangiavi un po’ più di un pochino, ti veniva il diabetino.
C’era una volta una merendina piccolina piccolina in un sacchettino ino ino che faceva uno scoppiettino ino ino quando stringevi il suo sacchettino ino ino e se ne mangiavi un po’ più di un pochino, ti veniva il diabetino, e se non la morte, una cancrenina ad un ditino, o un abbonamento vitalizio all’amico insulino*.

* licenza poetica.

Conoscete la KINDER BRIOSS? Iniziamo da chi risponderà di no.
Ma che cazzo di infanzia hai avuto? Eh? Cristo!
I tuoi genitori sono degli hippie contrari ai prodotti industriali e ti hanno cresciuto con la crema di tapioca, ceci e altri vegetali, vero? Magari dicendoti “Gianluca! Vieni! E’ pronta la merenda buona buona per il mio amore!”, e poi ti mangiavi questa roba simile ad una via di mezzo fra il liquido seminale di un verro e un incidente aereo, no?
O, chessò, per abbassarti la febbre non usavano la tachipirina perché è sperimentata sugli animali ma infusi di erba gatta e cedro, giusto?
Sai che Bubu, l’antagonista dell’orso Yoghi, che è alto un metro e uno stronzo a quarant’anni suonati non solo avrebbe ucciso dieci coniglietti bianchi con le sue mani, ma si sarebbe risparmiato un sacco di casini se avesse assunto un qualche ormone della crescita sperimentato su cavie da laboratorio?
Sai che Wily il Cojote con una buona dose di Litio Carbonato, Trazodone e Tavor avrebbe abbandonato con serenità l’ipotesi di uccidere uno struzzo anoressico che gli darebbe comunque ben poco sostentamento e altrettanta scarsità di macronutrienti, orientandosi sulle buste di tacchino da un etto che costano 0,99 al’ins?

Ora veniamo a voi, esseri umani con un’infanzia normale.
Sigla!

Andrea ha un sogno: diventare un aviatore.
Magari ce la farà, oppure il suo futuro sarà negli ambienti umidi e plumbei della tossicodipendenza. O magari qualche deficit cognitivo gli impedirà di ricoprire un ruolo che non sia molto più complesso dell’applicare dei timbri sulle fatture di uno studio di commercialisti. Forse sarà un sociopatico che alleva falene e ha un amico immaginario di nome SWEIZER.
Questo a noi NON IMPORTA e di sicuro la KINDER BRIOSS non influirà in questo particolare.

Dati di fatto:
– tutte le mamme che negli anni si sono succedute negli spot delle KINDER BRIOSS sono delle fregne mondiali. Ragazze di ventidue anni che hanno già figli di otto anni che ficcano merendine negli zaini di generazioni di bambini.
– Si vede un telo bianco che si alza dalla KINDER BRIOSS mentre lievita in tempo reale. Ad alzarlo è uno dei SIGNORI CHE FANNO LE KINDER BRIOSS. In camice, e sotto il camice la camicia e la cravatta. Logico.

La KINDER BRIOSS è famosa prima di tutto per il fatto di poter essere scomponibile come un cadavere su di un tavolo autoptico o un comodino Ikea, poi per la sua confezione-detonatore.

Mangiare la KINDER BRIOSS segue (uso il presente perché ancora oggi è un prodotto di largo consumo) un rituale molto preciso, preciso quanto quello di rollare un cannone di hashish o una pera: stringi il sacchetto di plastica trasparente che in pochi istanti emetterà un suono simile a “PEM!” o “POM!”, non so, vedete voi.

Dal suddetto sacchettino sfilerete la vostra KINDER BRIOSS che in un’estremità avrà la larghezza di un bancomat (nel punto in cui avete fatto pressione quando era ancora confezionata), dall’altro il suo spessore originale.
Poi?
Poi la dividerete in tre parti: e qui ognuno fa un po’ quel che gli pare. Io ho sempre iniziato a mangiare le due fette di pan di spagna con le striature marroni, per poi godermi la parte finale con la crema di latte.

A me è sempre piaciuta un sacco, così come adoro la sua cugina KINDER COLAZIONE PIU’.

Ne abbiamo già parlato e lo sottolineo un’altra volta: è difficile che questi prodotti cambino di molto il packaging nel corso degli anni. KINDER BRIOSS non fa eccezione, addirittura c’è una costante quasi paradossale, ovvero la scritta “NOVITA'”.
La novità non sta tanto nel prodotto, ovviamente, ma nella sua morbidezza e nella sua farcitura: ad ogni campagna pubblicitaria ci fanno sapere che è più morbida e che c’è più latte. Considerando che questo prodotto avrà almeno una ventina d’anni ormai, a furia di farlo più morbido, è tranquillamente utilizzabile come tappeto elastico.

C’è più latte ed è più buona, ovvio!
Nutriente?
Hmm, se mia madre mi avesse messo nello zaino SOLO la KINDER BRIOSS, molto probabilmente alle 11, durante l’ora di geografia  avrei staccato a morsi la trachea del mio compagno di banco per sottrargli la PIZZETTA CON L’OLIVA NERA CENTRALE™ e sarei finito in qualche riformatorio.

I colori sono o non sono un amore?
Quell’azzurrino PAMPERS, l’arancione (oh, l’arancione!) e il bianco. Una scrittona BRIOSS in corsivo, come potrebbe farla tua nonna nel suo quadernino delle ricette.
Bravi Bravi Bravi, signori KINDER.
E poi “BRIOSS”, non “brioches”. Perché fa più panettiere sotto casa, o macellaio che ti scrive sulla lavagna esposta all’esterno “WRURSTEL IN OFFERTA PAGHI 3 PRENDI 4 E IN PIU’ TI DIAMO ANCHE LA FOCACCIA CALLA CALLA DI NONNO ENZO”.
Sai che sono errori ortografici tremendi! Ma fai un ghigno! E’ roba di casa tua.
E’ roba genuina! C’è il latte! E’ soffice!
Andrea diventerà un aviatore!

Packaging: 4/5

Facilità di preparazione: /

Qualità del prodotto: 4/5

PAGINA FAN, siamo in seicento!

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I PAVESINI. Biscotto leggero ed insostituibile o prodotto inutile e anonimo?
E’ un tipo di biscotto che non ho mai particolarmente apprezzato.
Leggeri sono leggeri, ed è questa probabilmente la loro unica caratteristica di rilievo.
Parlando di biscotti forse dovremmo aumentare le voci nella pagella finale o aggiungere altri interrogativi nel nostro complicato giudizio.

Sono più buoni con il latte caldo o con il caffelatte?
Come reagiscono all’impatto con il latte?
E con il caffelatte?
Sono davvero così leggeri?
Sono adatti a giochi erotici?
Odi tuo padre?
Fareste mai un tiramisù con i PAVESINI?
E vostra madre lo farebbe?
Ti piacciono i fiori?
Ti piacerebbe fare il fiorista?

io però non ho assolutamente voglia di basarmi sui numeri o su ulteriori parametri… quindi,  come è solito fare Rob Brezsny con il suo celeberrimo oroscopo desidero partire da una citazione:

“Non sa calciare col piede sinistro, non sa colpire di testa, non sa contrastare e non segna molto. A parte ciò è un buon giocatore.”

Questo è quello che George Best diceva di David Beckham. E il paragone calza: belloccio, conosciuto ma non imprescindibile.
Sigla!

“Ciao amore, oggi giornata ‘fra amiche’?”
“Eggià. Vado a fare la pazzerella in giro con la Titty!!!!!!!!!!!!!!! ❤ ❤ ❤ <3”

Mare aperto.
Queste due sfigate sono sedute alle estremità di un natante senza remi, senza motore, senza una vela. In un paesaggio anonimo. Una boa bianca con l’acronimo P.I.F.I.. Sembra non stiano nemmeno interagendo.
L’imbarcazione è vuota: non un libro, non una ricetrasmittente per comunicare un eventuale SOS, non una radiolina FM o dei cunei anali.
Una signorina regge una fetta di torta, una un pacco di PAVESINI. Quella che ingoia la torta fa quasi affondare la barca, l’altra le fa il verso come dire “COGLIONA MA COME TI VIENE IN MENTE DI MANGIARE LA TORTA SULLA BARCA? MANGIA I PAVESINI”. Così le lancia il pacco e ristabilisce l’equilibrio dell’imbarcazione.

TUTTO CIO’ HA PERFETTAMENTE SENSO.

Non avendo modo di muovere il mezzo ne immaginiamo i cadaveri straziati con i vestiti divelti da volatili senza pietà.

In realtà è un modo molto stupido per dirci che il biscotto è per l’appunto molto leggero, quindi non ci fa ingrassare, ed è digeribile, quindi non ci rende apatici.
Il punto è: perché realizzare uno spot così brutto? E’ sempre meglio il grande classico presente in molte fra le pubblicità dei “cibi leggeri”: piazzare una figa di legno magra che fa fitness e mangia i PAVESINI (piuttosto che fiocchi di latte, acqua o yogurt che fanno cagare tetraedri agli stitici), accanto a lei una cicciona con la bocca sporca di lasagne, acqua delle cozze, salsa cocktail che la guarda invidiosa e il gioco è fatto.

Come ogni prodotto di successo i PAVESINI presentano una confezione piuttosto sobria: non hanno bisogno di cazzatine estetiche perché sono conosciuti, avendo oltre mezzo secolo di storia alle spalle. E come ogni prodotto di successo con -per l’appunto- una lunga storia alle spalle non hanno mutato di moltissimo il loro packaging negli anni.

La scatola rettangolare contiene otto confezioni da undici PAVESINI. Anche in questo caso il classico che non muta nel tempo. Quante volte ci è stata infilata questa busta nello zainetto?

I PAVESINI sono una cialda dolciastra che non sazia, non soddisfa, anzi fastidiosamente rimane fra i denti. Possono avere un senso con un caffè non zuccherato o spalmati di qualsiasi cosa.
So che molti di voi non saranno d’accordo ma il pallone è mio e ci gioco solo io.

Ah sì, dimenticavo! Questi erano al caffè.
Sticà.

Voti!

Packaging: 3/5

Facilità di preparazione: –

Qualità del prodotto: 1/5

PAGINA FAN. Chi non si iscrive è un PAVESINO.

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E’ vero: scrivo poco. Non aggiorno.
Cambiare casa però è un casino e ho avuto un crollo vertiginoso nella qualità del mio rapporto con il precotto o con il cibo confezionato in genere. Nel senso, con una cucina nuova sei tutto felice di friggere, impastare, mangiare cose che naturalmente ti uccideranno. Però vuoi farle tu. Poi mi è passata, ma ho avuto il trip per gli affettati: ho iniziato ad acquistare speck cotto e crudo, prosciutto cotto, salame friulano, piccante, fesa di tacchino, bresaola, mortadella, porchetta. E a mangiarne in quantità a pranzo, merenda o colazione. Non potevo farne a meno. Quando vivevo con la mia ex ragazza avevamo anche un’affettatrice che però non ho mai usato.
Ex che oltretutto mi starà leggendo e che approfitto per salutare: ciao Joanna Sebastiána Verón Carlos Humberto Paredes Monges Nelson Haedo Letsholonyane Valdez  Reneilwe Marcus Riquelme Hahnemann.

Ah, ho vissuto anche il trip delle centrifughe e dei frullati: ho acquistato -incredibile- un frullatore (un elettrodomestico che in 29 anni di vita non ho mai posseduto neanche quando stavo dai miei: giuro!). Così ho iniziato a frullare tutto: mele, pesche, fragole, ritter sport (non sono ironico), rucola, barbabietole, fruittella (non sono ironico), biscotti, zucche, peperoni, quaglie (non sono ironico), kiwi, ananas, limoni, marlon brando (sono ironico).
Dopo il trip centrifughe ho avuto il trip paste fredde, al trip paste fredde è seguito il trip frittate, al trip frittate è seguito il trip pasta con l’olio e il grana: poi ho avuto una sequenza di sfoghi che parevo uno spot contro il sesso occasionale

Che volete che vi dica, sono un po’ foolish, un po’ hungry, però ho conservato la mia carica di simpatia e di buon gusto.

Siete qui per un’altra ragione immagino, cioé vorreste leggere una recensione: e io. Beh, io potrei tirarmela tantissimo facendo credere che […] e chiudere qui, però ho già fatto le foto, ho già scritto il titolo quindi già sapete di cosa andrò a parlarvi.

Ci provano tutti: a fare i soldi, dico. Inventando slogan, disegnando loghi, architettando chissà quali stronzate per attirare la nostra attenzione. Come però ebbe a sentire quel fattone del piccolo principe, che per rilevanti problemi di socializzazione, schizofrenia sommati all’assunzione di acidi era solito conversare con le volpi: l’essenziale è invisibile agli occhi.
A cosa mi riferisco? Al rosa bauli, parte integrante della fortuna del marchio. Quel colore che racchiude in sé un migliaio di mattine in pigiama con la mano affondata nel cono rosa capovolto, alla ricerca di un pezzo di pandoro da strappare con le mani per tuffarlo nel caffelatte.
La Bauli però non si occupa solo di colombe e pandori ma anche di merendine.
Sigla!

Un’arca volante si posa in una zona rurale, da tale arca scendono dei bambini che si mettono ad abbracciare leoni e orsi.
Ovviamente ci hanno rotto la minchia per un paio di lustri dicendoci che se giocavamo a GTA poi uscivamo fuori a stuprare donne e a rubare macchine, o che avremmo avuto simpatia per il cannibalismo guardando “Il silenzio degli innocenti”, ma qui nessuno s’indigna se i bambini giocano con gli orsi ed i leoni.
I bambini dovrebbero essere consapevoli del fatto che se vanno con i loro MORBIDI AMICI BAULI del cazzo a zonzo in mezzo alla foresta a giocare con leoni e orsi (che generalmente necessitano di due distinti habitat, ma vabbé fa niente), gli stessi poi strapperebbero le loro carni a morsi dividendosi i loro intestini con il branco. E finirebbero in qualche sito splatter ripresi con un cellulare.


Bauli è come al solito impeccabile nella presentazione del prodotto e ci propone questa coloratissima confezione da 8 pezzi con tanti simpatici animali che si sono prestati da modelli per le merendine che andremo ad addentare.
Le versioni dei MORBIDI AMICI BAULI sono due e variano nel contenuto del ripieno: marmellata di albicocca o cioccolato.


(I MORBIDI AMICI BAULI in una foto di gruppo: a parte Bongo che tradisce una qualche forma di demenza gli altri risultano simpatici e -nota di merito- non hanno dei nomi particolarmente banali, come chessò come ELEFANTINO COCCOLINO, LEONINO SVENTRA COLON, che magari potrebbero avere maggior appeal. Si apprezza quindi questa scelta coraggiosa).
In un’altra zona della confezione c’è anche una piccola biografia di ognuno dei nostri MORBIDI AMICI BAULI, però questa zona non l’ho fotografata e sicuramente non mi metto a farlo adesso. Vi dico solo che Bongo viene etichettato come “scimmietta burlona”, insomma un modo carino per avvalorare la nostra tesi dicendo che è un ritardato.

Non so voi ma apprezzo quando all’interno di una confezione di merendine ogni singola merendina ha la propria miniconfezione colorata e non la classica bustina trasparente. Brava bauli. Ognuno dei nostri MORBIDI AMICI BAULI ha il proprio vassoietto di carta!

A parte la grave forma tumorale simile al carcinoma che ne guasta le gote, il nostro MORBIDO AMICO ha un ghigno simpatico. Vorrei capire a quale specie appartiene, ma la patologia di cui è vittima sfortunatamente me lo impedisce.

Il ripieno è molto generoso, il sapore estremamente gradevole. L’impasto si presenta compatto, questo fa sì che il prodotto non produca nessuna briciola. Per essere un prodotto confezionato, anche il profumo risulta notevole.

Ad ogni modo, il compito che Bauli si è imposta con il prodotto in questione è di creare una “merenda nutriente e gustosa, divertente e piena di sorprese”.
Io non ho mai capito questa storia del “divertente”. Molti prodotti da forno dalle forme non convenzionali presentano nella descrizione un riferimento al presunto divertimento che il consumo del prodotto dovrebbe portare.
Hey, lo so che è rivolto ai bambini! E Allora?
Non è che da bambino facessi cose tipo:

– pan di stelle
– tuffo nel latte
– PLONF!
– ahahahaha. ehehehe. pan di stelle.
– pan di stelle
– tuffo nel latte
– PLONF!
– ahahahaha. ehehehe. pan di stelle.
– pan di stelle
– tuffo nel latte
– PLONF!
– ahahahaha. ehehehe. pan di stelle.
– pan di stelle
– tuffo nel latte
– PLONF!
– ahahahaha. ehehehe. pan di stelle.
– pan di stelle
– tuffo nel latte
– PLONF!
– ahahahaha. ehehehe. pan di stelle.

Non me ne fregava veramente un cazzo del divertimento: certo, mi facevo stimolare dai racconti sulla genuinità posti sul retro della confezione, ma non ho mai avuto colazioni divertenti.
Ad ogni buon conto i MORBIDI AMICI BAULI sono un prodotto che mi sento di consigliare. 

Voti!

Packaging: 5/5

Facilità di preparazione: –

Qualità del prodotto: 5/5

Ricordatevi della PAGINA FAN, ci sono delle mie foto nudo e cosparso di cipster.

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ALGIDA – CUCCIOLONE

E’ giunta ufficialmente l’estate.
Questa stagione rappresenta il risveglio dei sensi. Il ribollire degli ormoni.
La puzza di ascelle sudate sui mezzi pubblici. L’estate è il ballo prima dell’esame di maturità. Le storie che nascono e muoiono in una sera. La ragazzina nell’angolo del privè che piange, mollata per un’altra.
L’estate. Uomini bolsi coi birkenstok.
Donne grasse esibiscono pregiati ideogrammi sulle caviglie, tatuati probabilmente in pieno autunno. Ce le immaginiamo, in una livida giornata di novembre, mentre pregustano gli sguardi del pubblico non pagante di maschi, i quali punteranno gli occhi verso quel nuovo piccolo capolavoro di body art presente sulle loro estremità. Doloranti, scrutavano il tatuatore che affondava gli aghi nelle loro carni adipose.
“mi piace un casino l’ideogramma che ho scelto nel vostro catalogo! Ha una forma così sinuosa! Ma sai mica cosa significa?”

“è giapponese. Significa ‘metalmeccanico agreste'”

Ma l’estate non regala agli occhi solo gli inestetismi o le scelte di cattivo gusto. L’estate regala l’insalata di riso. La pietanza per la quale il nostro indice glicemico assume un andamento sinusoidale. Potremmo mangiarne un chilo, per poi pentircene completamente sazi. E divorarne un altro chilo due ore dopo. Per poi pentircene ancora. E di nuovo. E di nuovo. E di nuovo. Per altre mille e mille volte.
L’estate, le gomme goleador. E il gelato.

Il CUCCIOLONE ALGIDA è il biscotto gelato per antonomasia, probabilmente, se non il primo, il più celebre da un punto di vista storico: sigla!

“ripieno di buon gelato allo zabaione, vaniglia e cacao tra due biFcottoni al malto”.
Circa un ventennio dopo la creazione di questo spot, siamo in grado di tracciarne un’analisi probabilmente più lucida.
Anzitutto il ragazzino bellicapelli aveva la zeppola.
In questo spot il nostro cucciolone sembra grande quanto una VHS.

In ultima istanza, il discorso dei dieci morsi ha probabilmente ricoperto d’oro il suo creatore; ovviamente tutti abbiamo provato a contare i morsi del CUCCIOLONE ALGIDA (fu ELDORADO). E per l’appunto diciamo che utilizzando i morsi come unità di misura della durata del nostro CUCCIOLONE ALGIDA, ad essere generosi possiamo affermare che all’epoca ne bastavano otto, a meno che per consumarlo non si sia utilizzata l’antica tecnica della bocca a risucchio di brodo.

All’epoca eravamo più ingenui perché era il “vocabolario televisivo medio” ad essere più morigerato, e questo spot, rivisto oggi, pullula di doppi sensi.
Ipotizzando uno scenario nel quale al posto di acnosi adolescenti (di cui uno con spiccate difficoltà di articolazione del verbo), troviamo un giovinotto che passa a prendere la sua bella, e che bussando alla porta di casa sua si ritrova difronte il padre di lei; ecco, ambientando la scena a questa o a quell’epoca, la prospettiva cambia.

“Ciao. Piacere, sono il padre di Gilda. Dove porterai mia figlia?”
“A mangiare il gelato.”
“il gelato?”
“Sì, il gelato. La porto a mangiare il CUCCIOLONE: un biscottone con tanto latte fresco! Tempo dieci morsi e siamo a casa! Verso le nove, va bene?”.

Vent’anni fa il padre avrebbe raccomandato al giovane di riportare a casa la figlia prediletta all’orario stabilito e non un minuto più tardi. Al giorno d’oggi quello stesso padre giocherebbe a burraco con Peppino o’ pizzettaro in qualche grigio anfratto di Regina Coeli, mentre sconta l’ergastolo.

Il CUCCIOLONE ALGIDA si presenta in una confezione da sei pezzi.
Non mi soffermo sulla scelta dei colori o sulla forma dei caratteri. Il prodotto è un long-seller, quindi deve essere riconoscibile.
Rispetto ad una volta ci fanno sapere però che ha il latte fresco ed è senza coloranti o aromi artificiali.

I BISCOTTONI AL MALTO del CUCCIOLONE tendono ad impappettirsi, e a restare impappettiti all’interno delle concavità dei nostri denti. In mezzo alle due appena citate piastre al malto, il generoso ripieno del tris di gelati palesa un cioccolato dal sapore deciso, una delicata vaniglia ed uno zabaione dall’utilità misteriosa, non avendone avvertito mai lontanamente il gusto.

Come si evince dalla diapositiva, un problema storicamente legato al CUCCIOLONE è rappresentato dalla scarsa stabilità d’insieme, visto che i due BISCOTTONI AL MALTO, fanno scivolare il ripieno di gelato verso l’esterno, sfranfrugnandoci le mani. Un qualche devastante additivo chimico in grado di tenere il tutto incollato come nello spot sarebbe stato, e sarà gradito.

Altra caratteristica inconfondibile del nostro CUCCIOLONE è la barzelletta impressa per ciascuno dei due BISCOTTONI AL MALTO.
Tali barzellette fanno ridere quanto un esame prostatico praticato con il joystick dello spectrum.

Nella prima, un bovino si rivolge ad un serpente chiedendogli come va. Il serpente afferma di sentirsi a terra.

Nella seconda, lo stesso bovino con la medesima espressione facciale presente nel lato appena scorso, chiede -a quello che si suppone sia un pennuto pavone- l’esito dell’ esame di guida. L’uccello, che per caratteristiche anatomiche è palesemente inadatto alla guida afferma di aver bucato la ruota.

Heh.

Voti:

Packaging: 3/5

Facilità di preparazione: sv

Qualità del prodotto: 3/5 (gli ho sempre preferito il SANCIOK)

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Manca poco alla fine del concorso, e a pensare di dover contare tutti i vostri voti mi viene un’orchite. Però votate!, c’è tempo fino al 25 di giugno.
E poi c’è la pagina fan, piena di biscottoni al malto.

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Ci sono prodotti che pur arrivando sul mercato in sordina raggiungono poi una popolarità straordinaria, e degli altri sui quali si spende molta fatica e si investe probabilmente molto denaro.
In vita mia ho rifiutato più Grand Soleil al supermercato dopo le insistenti proposte delle venditrici, che accendini da senegalesi a spasso per il centro. Il Gran Soleil ha avuto esposizioni di grande rilievo in diversi supermercati.

Fra i commenti ho ricevuto la richiesta di recensire questo prodotto. In linea di massima non è mia intenzione fare le recensioni on demand (non è snobismo ma sono lunatico, ed acquisto quello che mi capita sotto tiro), però il prodotto di oggi ha sempre suscitato la mia curiosità. Mi sono sempre chiesto perché abbiano voluto puntare così tanto su questo gelato. Perché è questa l’idea che mi sono sempre fatto, dopo tutti questi spot, tutta questa promozione, queste offerte lancio, voglio dire: sembra che si siano messi lì a tavolino decidendo di creare IL PRODOTTO. Lo snack (chiamatelo come vi pare) che non ci scorderemo mai.

In sottofondo un fastidiosissimo Jingle che sembra la parte integrante della colonna sonora di quelle telenovelas che andavano in onda su telemontecarlo, ambientate in medioriente con pseudososia di Omar Sharif che abbattevano i nemici con la scimitarra di plastica e baciavano donne con le sopracciglia a là Elio: sigla.

Un’uscita a quattro. Alfio propone a Giuliana un pranzo conviviale con quella coppia di amici sfigati a cui tirano il pacco dal 1999, così trova un grazioso ristorante con vista sul mare. Il posto è completamente arredato di bianco e disseminato di limoni.  Piante di limone. Coppie limonano. Fruttiere colme di limoni. Canzoni dei lemonheads in sottofondo. Marmocchi annoiati nei tavoli accanto maciullano limoni infilandosi la buccia nella bocca per fare lo stupido scherzo del sorriso giallo.

Il pranzo è evidentemente molto noioso. I commensali si trovano in quella sgradevole condizione in cui non si sa di cosa parlare; il silenzio viene spezzato solo dal rumore della masticazione dei nostri quattro amici. Ogni tanto qualcuno lancia un input per intavolare uno straccio di conversazione. “Eh, bello il mare” – “i miei genitori sono di Taranto, lì il mare è uguale” – “Ah” – “Eh” – “E tu cosa fai nella vita?” – “Niente.” – “E tu?” – “il cassiere al Despar”.
Carlotta confabula con il cameriere, il quale porta la comanda in cucina che recita con antipatica solennità e boria a mò di papello:

i Signori desiderano un Gran Dessert
preparato con ingredienti Semplici e Genuini
che delizi il Palato e favorisca la Digestione

Lo Chef guarda l’anziano cameriere con il fuoco negli occhi, tipico di chi ama il proprio lavoro. Sogghigna, perché conosce già la risposta. Anni di esperienza, fra scuole alberghiere, la gavetta, poi gli stage presso i grandi Chef, fino al RISTORANTE BIANCO CON I LIMONI DAPPERTUTTO, apice della sua personale carriera.
Egli sa cosa far arrivare su quel tavolo, per intrecciare, incarnare in un solo unico prodotto le esigenti richieste della morettona e renderla felice.
Poggia la mano con fare rassicurante sulla cariatide rivestita dal papillon.

Grand Soleil! Lo scuoti. Lo sbatti. Lo meni. Lo smolli. Ce caghi sopra. Ce rifai er battistrada. Lo infili nel freezer. Te scopo tu sorella. Me ‘ngroppo anche quer catorcio de tu moje. Te sputo addosso. E mecojoni ecco servito il gran Dessert!
Regà, fateme du gran sole.. soler… come cazzo se dice, dù Gran Solei!

Soché?

L’inquadratura cambia e si vedono due assistenti con le spalle rivolte verso il banco da lavoro, che agitano il loro braccio a ridosso della zona pubica con fare sospetto.
Da quel bizzarro movimento ritmico che molti di noi ben conoscono, e da quella minimale procedura di preparazione che ci è altrettanto cara, arriva il cremoso dolce bianco, che i nostri quattro amici avidamente, poco dopo, scucchiaieranno.
A Carlotta poi scappa il ruttino, caricando di irresistibile ilarità questo gran finale corroborato dall’occhiata complice che la stessa scambia con il vecchio cameriere.

La confezione è piccolina, un quadrotto di circa 10 cm di lato. Il primo problema che si pone non sta tanto nella grafica (gradevole, forse scontata, ma adeguata alla tipologia di prodotto), quanto nella presentazione: cos’è questo Gran Soleil? Come lo si potrebbe definire?

E’ un gelato?
E’ uno snack?
E’ uno snack gelato?
Si rivolge davvero alle varie Carlotta del mondo che vogliono il dolcetto dopo il pasto?
Enrico Ruggeri?

Ci dicono “Gran Dessert”. Per quanto non significhi un cazzo.

Mettiamola così: è un gelato -anche se il termine “gelato” non viene mai menzionato- che non necessita di essere conservato nel freezer, perché basta agitare la confezione, per poi riporla nel congelatore -cito testualmente- la sera prima dell’utilizzo.

Rimosso il cartone appaiono queste due coppette ripiene del nostro Gran Dessert.
Scelgo la variante al cioccolato: necessito di endorfine.

Se poi tali endorfine sono incluse in questo GRAN DESSERT così digeribile, con questi ingredienti così semplici e genuini, come posso non essere contento del mio acquisto?
Quando mai mi capiterà di poter unire la purezza dell’estratto di carciofo, la morbidezza dell’alginato di sodio, e l’apporto nutrizionale indispensabile fornito dalla gomma di gellano?
Ma soprattutto, chi cazzo è Gellano? E’ il personaggio di uno scherzo di Bart Simpson a Boe?


Hmm. Gnam. Slurp.
No, non è il gran ragù star. Questo GRAN DESSERT ha il sapore di gelato al cioccolato dolce e un po’ salato.
Gelato, quello classico, da vaschetta da un chilo. Con pregi e difetti del caso.

Voti:

Packaging: 2/5 (bah, boh, hmm)

Facilità di preparazione: 1,5/5 (non è che sia difficile da preparare, è che aspettare una notte per 65 grammi di gelato mi sembra un po’ una stronzata, ma sarò sicuramente io da accludere in una categoria di clienti particolarmente difficile)

Qualità del prodotto: 3/5 (un comune gelato confezionato)

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