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Archive for the ‘Piatti unici’ Category

Giovanni Rana è per me un’istituzione. Non c’è termine che lo possa descrivere meglio.
Nasce pastaio, in un laboratorio minuscolo, accresce la sua fama, sino a diventare proprietario di una multinazionale che distribuisce i propri prodotti su tutto il pianeta, ma ha il volto umano di un nonnetto che passeggia al parco, ma l’elasticità per gestire una pagina su facebook a settantanni suonati, dove crea delle filastrocche con i suoi prodotti come soggetto. Esempio: (cito testualmente)

rincasando col tramonto, son due le constatazioni: le giornate son più lunghe e stasera……. RAVIOLONI!!!!!

Egli è fra i primi imprenditori (se non addirittura il pioniere della categoria) a decidere di mettere la propria faccia negli spot, dei quali generalmente è il protagonista, con tanto di divisa da pastaio e mattarello d’ordine.
Le pubblicità ce lo disegnano come il bonaccione che entra in casa e raccoglie la pasta dall’acqua bollente per testarne il grado di cottura, oppure che si mette a tavola nell’intimità di una cena in famiglia per commentare la ruvidità e lo spessore delle sfoglie. E via via sempre ad essere più presente, di casa in casa; non mi meraviglierei se fra qualche tempo in uno spot lo vedremo in pantofole mentre, appena sveglio si gratta i coglioni, chiedendo dov’è la Gazzetta a che ora si mangia.

Sigla!

Immagini e suoni. Un tuorlo cade su di una montagnola di farina. Impasti impastati. Verdure tritate. Battuto sul fuoco. Aldo Busi. Ragù a lenta cottura. Pasta stesa. Besciamella sul fuoco. Magnum P.I. Grana grattuggiato. Coda con voce impostata che dice cose in modo casuale, e il nostro Giovannone che annusa le lasagne e si compiace del lavoro fatto.

Nella giornata di ieri mia sorella acquista questo prodotto e lo lascia nel frigo, poco dopo mi arriva un sms da un mio amico di Padova, che scrive “Devi recensire le lasagne di Giovanni rana. Spaccano!”.
Così mi rendo conto di quanto sia meravigliosa la vita. Fuori c’è il sole, la temperatura è di 16 gradi. Cosa c’è di più bello che fagocitare una porzione di LASAGNE FRESCHE ALLA BOLOGNESE di GIOVANNI RANA?

Ragazzi, scordatevi del glutammato, della gomma di gellano, del cartoncino crisp: qui siamo su altri livelli.
La raffinatissima vaschetta in plastica contiene a sua volta una vaschetta in alluminio. La parte frontale è la sintesi del prodotto: un’immagine a scopo illustrativo della solita subdola lasagna perfetta, ma al centro uno spazio trasparente per vedere il prodotto; in alto a sinistra Giovanni impasta. Come dire: e sai cosa mangi. La plastica viene via facilmente, non devi rosicchiare gli angoli con i denti, nè creare ordigni esplosivi o infilare il coltello nell’involucro: in basso a destra c’è il triangolino che aiuta a sollevare il lembo e a rimuovere tutto. Il lembo funziona, però! Giovanni, spacchi culi anche quando si tratta di fare le confezioni.
Al centro, un bollino giallo tortellino (ha! ha!) palesa il prezzo. 2,99 al posto di 3,99. Ma sotto al prezzo leggo l’URL di un sito che si chiama STASERADAME

STASERA
DA
ME

Giovanni Rana organizza qualcosa per Me ed i Miei amici?
Ma ci sarà anche lui? Perché se c’è i miei amici possono perire fra le fiamme. Sono anni che sogno di andare a cena con Giovanni Rana.
E se c’è, possiamo stare lì a parlare come vecchi amici?

“Oi, Giova… buoni gli SFOGLIAVELO, sapessi cosa ho dovuto mangiare per tutto questo tempo. A proposito, parliamo di figa?”

“Se tu mangi gli agnolotti, anal puro e zero rimbrotti!”

“Mi passi il sale?”

“Non fa male: Se la donna fa il musone, sale, ceci ed il raviolone!”

“il sale, cazzo. Me lo passi?”

“Sei testardo come i sassi. E se il gas ti danneggia gamba destra alzata e via con la scoreggia!”

Il sogno si esaurisce ben presto. Mi collego al sito alla sezione “regolamento”, e scopro che i premi sono una sorta di pantomima per fare dell’ulteriore pubblicità ai prodotti.
Come terzo premio troviamo il seguente pacchetto:

c) Serata MAGIC NIGHT: serata di intrattenimento con un cuoco (che farà degustare i prodotti RANA) e un mago che effettuerà uno spettacolo di magia per adulti e bambini. Durata 2 ore circa, valore stimato Euro 1.500,00;

“benvenuti alla serata mezic naight. non zè trucco non zè inganno. ora vi fazzo vedere io come sparissie il coniglio. oh bella signora salga qua sul palco che faziamo l’esperimento mazico del tortelino. attilio, va là, portami il matterello e la farina! bambini mettete le manine davanti agli occhietti! sorbole!”

Le modalità di preparazione sono due (forno tradizionale e microonde), anche se dalla stessa Giovanni Rana corporescion è fortemente consigliata la cottura nel forno, elemento appreso grazie alla dicitura sul retro.

Queste lasagne sono un puro concentrato di bontà. Vi direi “sono proprio come quelle che fa la vostra mamma”, poi però già immagino i commenti di chi rivendica una madre con una capacità lasagnatoria vicina al creatore. E allora vi dico “sono come quelle di una buona gastronomia”. Il ragù è vero ragù: con un sapore delle carni eccellente e non coperto dalla besciamella che ha il giusto tocco di noce moscata. Sopra, una copertura di grana grattuggiato impreziosisce le nostre LASAGNE FRESCHE ALLA BOLOGNESE. I bordi della pasta sono rinsecchiti: errore commesso molto frequentemente quando non si lessa a dovere la lasagna, prima di immergerla nell’acqua.
Per 2,99 è un affare per un prodotto nettamente sopra la media.
Giovanni Rana ha commesso anche degli strafalcioni, quindi prima o poi arriverà anche un articolo a proposito.

Voti:

Packaging: 4/5 (essenziale e diretto)

Facilità di preparazione: 5/5

Qualità del prodotto: 431243142356125/5

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO:

Ficcatevi nella pagina fan di Facebook.
Frizzi, lazzi, rimedi per il fetore ascellare.

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Torno dopo più di due settimane. Amici e parenti mi tirano le orecchie. “Aggiorna più spesso” – “E vabbè, ma se aspetto un tuo post mi vengono i capelli bianchi”. Il fatto è, amici miei, che non mangio ogni giorno roba precotta. Ad esempio oggi a pranzo ho mangiato orecchiette con olio e grana, e per secondo pop corn conditi con curry (è un abbinamento davvero molto stupido deciso perché avevo finito il sale, infatti mi sono pentito di averli mangiati. Sul serio, non provateci a casa).
Voglio dire, a volte cucino!

(saluti da Falluja)

Poi capita che il lavoro mi tenga lontano da casa, a pranzo. E nelle ultime due settimane ciò è capitato molto spesso. Ma voi mi volete bene ugualmente, vero?

Comunque, le recensioni ricominceranno ad avere una certa regolarità, in più approfitto per ringraziare i due gentili lettori che mi hanno fatto dono di un dominio di primo livello (non capendo nulla di php, però, al momento continuerò ad utilizzare wordpress: se volete darmi una mano vi darò un bacio sulla fronte).

Avevo da un paio di mesi nel freezer i panzerotti Buitoni, outsider della linea “Bella Napoli”. Non sono un grande estimatore delle pizze surgelate (ad eccezion fatta per “Pizza Ristorante” e la “Big American”), tuttavia il panzerotto è più difficile da rendere immangiabile; con i soli pomodoro e mozzarella, poi, la partita diviene ancor più semplice. Ciò che mi ha spinto ad acquistare questo prodotto è l’intrinseca malizia di poterlo riscaldare al microonde, in barba ai puristi del forno a legna.

La piccola confezione risponde agli standard della linea “Bella Napoli”, verde con il logo in rosso. Sotto un matterello stende un velo di pasta, sul quale v’è scritto “L’UNICA PASTA CROCCANTE ANCHE NEL MICROONDE”.
Alla fine di questo velo di pasta CROCCANTE ANCHE NEL MICROONDE, tre pomodori e due mozzarelle accluse in un tonderello rosso, nel basso poi un semicerchio afferma che questa è una NUOVA RICETTA. Strano, pensavo di aver mangiato agglomerati di farina e lievito farciti con pomodoro e mozzarella anche in altre occasioni durante la mia quasi trentennale esistenza. Evidentemente si trattava di manciate di ghisa disciolta con del colorante disposto con criteri randomici.
In basso a sinistra scopriamo che il contenuto della scatola è formato da due panzerotti, che si potranno preparare al microonde in tre minuti e mezzo.

Pochissime sbavature nel packaging, per i nostri amici della Buitoni.
Ovviamente, ripetono che tutto questo è molto genuino e ben impastato. E sapete perché? Perché Buitoni dal 1827 (dettaglio in alto a destra) profuma di bontà e calore. Dal 1827, mentre un vostro trisavolo procedeva alla iugulazione del maiale di campagna, i signori Buitoni già impastavano, impastavano, impastavano. E dal 1827 ad oggi ne sapranno a racchettate di impasto, no?

Scartiamo tutto e… sorpresa. Troviamo due mono porzioni in altrettante buste di plastica, all’interno delle quali sono adagiati i nostri panzerotti con tanto di cartoncino, che loro appellano come CARTONCINO CRISP. La preparazione descritta è la più semplice che possa esistere. Basta riporre il panzerotto nel CARTONCINO CRISP e infilarlo nel microonde per tre minuti e mezzo.

Il CARTONCINO CRISP ci sarà molto utile, perché da un lato farà da conduttore di caldo (con l’interno del CARTONCINO CRISP opportunamente argentato), dall’altro proteggerà le nostre estremità da possibili ustioni.
Si deve fare attenzione, dobbiamo mangiare il nostro PANZEROTTO BUITONI ad una temperatura adeguata, quindi due-tre minuti dopo la cottura; ce lo scrivono in tutte le lingue. Un po’ come sulle porte scorrevoli degli intercity dove dicono di non azionare il meccanismo di apertura durante la marcia. ATTENZIONE ATTENTION WARNING WARTEN ZUTATEN KLINGON ASSORETA.

Il prodotto è ottimo, probabilmente in quanto a sapore è il migliore recensito sino ad oggi. Sento di consigliarlo a tutti. Con cautela sfilo il PANZEROTTO BUITONI dal CARTONCINO CRISP e come nelle pubblicità lo apro a metà per fare l’effetto della mozzarella che fila creando un raccordo mozzarelloso fra una metà e l’altra. Tento qualche scatto, adagiando la fotocamera fra il mento e la fossetta del giugulo, ma ogni tentativo è più patetico dell’altro.

Note dolenti? Il prezzo. Costa circa tre euro e trenta.
E le dimensioni. I nostri panzerotti misurano meno di dieci centimetri.
A voi la scelta.

Voti:

Packaging: 3,5/5 (essenziale e diretto)

Facilità di preparazione: 5/5 (si possono fare anche al forno, però in quel caso non potrete avvalervi del CARTONCINO CRISP, ed il tempo di preparazione si alzerà esponenzialmente)

Qualità del prodotto: 5/5 (davvero buoni!)

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– SPAZIO PUBBLICITARIO –
Un mio amico di Padova mi ha detto che devo fare la pagina fan su facebook, quindi eccola qua.
– SPAZIO PUBBLICITARIO OFF –

Recensire i SOFFICINI FINDUS è un po’ come mettersi a descrivere “Revolver” dei Beatles, “il Padrino” o “Siddharta” di Fabio Volo. Fanno parte di una sorta di Pantheon gastronomico, che li rende intoccabili: (r)esistono sul mercato da un paio di decenni, ed hanno mantenuto una loro identità nel palinsesto di tutti i banchi frigo, di ogni supermercato che si rispetti. Le varianti sono le solite: pomodoro e mozzarella, funghi, spinaci, formaggio, prosciutto e formaggio, più qualche altro che sicuramente dimentico. Già il nome “sofficini” è nato per avere successo.

Fate come me. Provate a dirlo. S O F F I C I N I
Lo sto ripetendo davanti allo schermo, sbavando come un cane rabbioso.
S O F F I C I N I

Come si può non amare per partito preso un prodotto che si chiama così?
Arrivati alla lettera “C”, la lingua tocca il palato ed esalta la salivazione, e si viaggia con la mente materializzando il sapore del ripieno nella nostra bocca.

Con varianti sul colore di sfondo (negli anni ’90 i colori predominanti erano formati da due tonalità d’arancio a bande), la confezione è rimasta più o meno la stessa, da qualche tempo hanno introdotto -assieme ai “Sofficini Supplì” che snobbo- menate sul fatto che adesso ci sarebbe un doppio ripieno.
Nel frattempo è stato quasi del tutto abbandonato il tentativo di far fare il sorriso ai SOFFICINI, ponendo la forchetta sopra la loro pancia, per farne uscire il ripieno, probabilmente perché il team di pubblicitari avrà pensato che è una cagata; sarà in seguito abbandonanto anche lo slogan “SOFFICINI FINDUS, IL SORRISO CHE C’E’ IN TE”. Restano subdolamente visibili i puntini sulle i, a forma di sorriso.

“Mammina, anche tu sei un campione”, diceva questo futuro cassintegrato. Egli riuscì ad incidere i lembi di questo amato prodotto creando un simmetrico sorriso, malcelando una grande soddisfazione, ed illudendo me di poter fare altrettanto.

Il sorriso della nostra crepe è simile a quello di Popeye in seguito a qualche grave scompenso cerebrale, mentre Olivia gli somministra la cena a base di pastina al pomodoro, imboccandolo. Ma provo ad adagiare la forchetta ancora una volta, ed un’altra, ed un’altra ancora, trasformando la frustrazione in un raptus violento.


Per fortuna a rendere lieta la mia giornata (ed equilibrato il mio pasto) c’erano le patatone sorrisone, tuttavia, inconvenienti logistici a parte, i SOFFICINI sono stati, fra le altre cose, fra i primi  salvagente per le mamme che per un motivo o un altro, non potevano preparare il pranzo ai propri bambini, questo perché si possono riscaldare al microonde (anche se la loro morte avviene in padella, con diciotto ettogrammi di burro), evitando l’utilizzo del gas da parte dei piccoli potenziali teppisti.
Il sapore è rimasto sempre lo stesso negli anni, così come la struttura della pasta e le porzioni: 4 pezzi per un totale di 250 gr.

FINDUS ci dice sul retro che non sono prefritti, che portano a tavola allegria e divertimento, che i signori FINDUS operano una capillare scelta dei prodotti, che i SOFFICINI sono stati eletti PRODOTTO DELL’ANNO 2009 da un gran jury composto da Umberto Smaila, Che Guevara e Uan di Bim Bum Bam, che sono genuini,  che la mozzarella è filante, che curano la calvizie, che hanno il touchscreen, che se disposti uno attaccato all’altro formano una vagina.
Insomma ragazzi, scafandriamoci quintali di SOFFICINI FINDUS CON DOPPIO RIPIENO che siamo in una cazzo di botte di ferro, abbinando, come da suggerimenti, un piatto di pasta all’ortolana ed un frutto di stagione, tipo il pompelmo rosè o il melograno.

Voti:

Packaging: 3/5 (sono un nostalgico, c’è poco da fare)

Facilità di preparazione: 5/5

Qualità del prodotto: 5/5

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La pizza è un piatto della tradizione pop… ah no, questa me la sono già giocata con la pasta e fagioli.

C’è chi desidera la pasta grossa e compatta, chi sottile e friabile. C’è chi dice che la fetta deve restare integra quando la si solleva. Io me ne sbatto allegramente i coglioni e basta che mi diano un disco con il centro rosso e bianco e sono contento.

Cameo propone PIZZA REGINA. Naturalmente Cameo assume fior fior di pubblicitari, quindi le reclan sono accattivanti e d’impatto. Al contrario di chi pubblicizza la propria pizza ambientando lo spot in un appartamento open-space arredato di bianco, con finti manager in carriera che si sucano la pizza ridendo senza motivo, Cameo, sin dalle origini, risponde puntando sulla tradizione facendo il pippone sulla storia di questo nobile piatto.

Scelgo un prodotto non proprio economico, poiché è mia intenzione permearmi dell’atmosfera partenopea sporcandomi la bocca di pummarola e tirando lunghi fili di mozzarella. Siccome la classica margherita invoglia, ma non quanto la versione con la farcitura alle OLIVE, mi scosto un po’ dalla tradizione.
La leggenda narra di quando una regina -che era stufa di consumare interiora di bovino bollite-  decise di commissionare ad un panettiere un nuovo rivoluzionario piatto che le risolvesse il pranzo. Egli spalmò la pasta cruda del pane, ed ivi annesse il pomodoro e la mozzarella di bufala.
Siccome il piatto era di gradimento della sovrana, Ella pretese che questo le fosse intitolato.

Un casino di anni dopo decido di lasciare in pace Raffaele Esposito e di prendermi la PIZZA REGINA CON POMODORINI E OLIVE al costo di euro cinque e quarantaquattro centesimi. Nel prezzo sono comunque compresi:

2 (due) PIZZE REGINE CON POMODORINI E OLIVE

2 (due) cellophane

15 (quindici) fettine di olive nere (cadauna)

Arrivo a casa elettrizzato e dalla confezione scopro che tale meraviglia è prodotta nella meridionale e ridente cittadina di Desenzano del Garda (BS), nota ai più per aver dato alla luce il nostro amato prezzemolo.

Il logo, con una corona ed il font devastante, ci fanno capire che stiamo per consumare un prodotto con le controspippole.

Sul retro i suggerimenti.

“LASCIATE LA PIZZA NELL’INVOLUCRO E FATELA SCONGELARE COMPLETAMENTE. ELIMINATE QUINDI L’INVOLUCRO E CUOCETE LA PIZZA IN FORNO PER QUATTRO MINUTI CIRCA”

Forte delle indispensabili indicazioni rimuovo il cellophane e la inforno con sicumera. Poi però mi chiama un amico al telefono e la lascio per circa quindici minuti, scordando il mio appuntamento con la tradizione partenopea. Lo scenario che mi si presenta è questo:


(CSI MIAMI. 4X15 “Smashing pizza”)

Addento la PIZZA REGINA CON POMODORINI E OLIVE e rischio di compromettere l’uso degli incisivi.

Sia le olive che i pomodorini hanno un sapore evanescente, acidulo, insignificante; le fettine appaiono sottili, ornamentali.
La mozzarella, sotto la crosticina marrone, si merita un 6,5.
Naturalmente ometterò il giudizio sulla pasta, viziato dalla mia clamorosa ingenuità, pur avendo già provato il prodotto in precedenza.

Voti:

Packaging: 5/5 (la scritta è in rilievo!)

Facilità di preparazione: 1/5 (è un casino preparare una pizza se ti chiama un tizio al telefono!)

Qualità del prodotto: 3,5/5 (“Pizza Ristorante” è un prodotto di gran lunga migliore)

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