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Archive for the ‘Minestre’ Category

Una zuppa ai funghi è buona se somiglia al risultato di un attacco di diarrea!diceva Nonna Svetlana.

Nonna Svetlana parlava un sacco di cazzate perché soffriva di una forma di demenza indotta dalle svariate malattie veneree che l’hanno colpita nel corso degli anni. Ora non c’è più e noi la salutiamo onorandone la memoria.

Nella nostra meravigliosa fanpage, si discute di quante nuove pietanze precotte stiano facendo il loro esordio sul palcoscenico dei supermercati (bella questa, eh?), c’è la busta con le polverine per cuocere il pollo chiamata “SACCOCCIO”, c’è la simmenthal che fa filetti e taschine di tacchino (o di qualche altra bestia).
Tutti prodotti che analizzeremo a tempo debito, oggi però persiste questa mia voglia di zuppe e minestre, così vi beccate una recensione lampo sull’argomento.
Qualcuno oltretutto lamentava il fatto che recensendo io alcuni prodotti di nicchia, poi, anche se buoni, potrebbero comunque risultare di difficile reperibilità e quindi il senso della recensione un po’ si sminchia.
Per tali cagacazzi sono andato alla COOP e mi sono preso un prodotto STAR.
Ce li avete i supermarket con i prodotti STAR?
No? Vivete in Cambogia?

Bon, comunque con Star abbiamo assaggiato solo il GRAN RAGU’, ed essendo un marchio conosciutissimo diciamo che non potevo non divorarmi la ZUPPOSA DEL BOSCO CON FUNGHI PORCINI E ZUCCA.

Lo ammetto: Non è stato amore a prima vista, quando ho letto “ZUPPOSE” ho desiderato spaccare un lavandino di ceramica in faccia all’ideatore di questo nome.
La confezione è decisamente fastidiosa, con una scelta di immagini più facilmente prevedibili della possibilità di trovare studenti fuori sede che fumano canne e cantano i gemboy a Bologna.

Due cappelle di fungo, una dritta e una storta per improvvisare una dispensa disordinata, una zucca, spighe, cereali. Hanno detto “facciamo il desain rurale!” e hanno piazzato un po’ tutto quello che nei tre led colorati che animano i loro pensieri rappresenta la campagna; diciamo che a parte un paio di trattori, una coppia di giovani che copulano dentro ad una fiat duna, un camionista rumeno che minge ai piedi di un pioppo con il camion Iveco in sosta con le quattro frecce, e blocchi di deiezioni bovine a random, non manca davvero niente.
Ah sì, manca il bosco, è una ZUPPOSA DEL BOSCO e non mi mettono le robe del bosco, chessò, tipo Gargamella.

La STAR anche qui si spinge oltre e dichiara che da questa roba salteranno fuori facili facili tre porzioni.

E, stigrancazzi, la novità è che non ci sono più i conservanti!
E’ dal 1984 che tutti si affrettano a liberare dai conservanti i propri prodotti, però quando andiamo a defecare ci sembra di apprestarci ad espellere la ghiaia dell’Isonzo.

Sul retro le pentoline disegnate sono carucce, non mi va di criticare chi ha disegnato le pentoline. Un plauso a te, disegnatore di pentoline: spero che per il prossimo prodotto tu ti riguardi un paio di episodi di Art Attack.
Ci segnalano che oltre alle ZUPPOSE DEL BOSCO troviamo anche i celeberrimi risotti, le creme e le minestre.

Dopo aver trascritto sul nostro quaderno delle ricette qualcuno dei preziosi consigli dello chef (che per questa ZUPPOSA DEL BOSCO ci consiglia di mettere pepe, parmigiano e di innaffiare il tutto con un bel cartone di Carmignano) ci mettiamo ai fornelli.

Sappiamo tutti come si fa: quantità variabile di acqua fredda (in questo caso, 750 ml) – si versa il contenuto della busta – si alza il fuoco alla grandissima fino ad ebollizione – si abbassa il fuoco fino a fine cottura. Cioé, io le foto le ho fatte, ma poi insomma si rischia di andare a ripetersi.

La piccola differenza è che nel caso della ZUPPOSA DEL BOSCO (di cui abbiamo anche la versione ortolana e rustica), vi è la possibilità di utilizzare la busta come dosatore da 500 ml.

Questo è il totale del prodotto ottenuto dopo il minutaggio di cottura suggerito (15 minuti).
L’odore non è male, così come la consistenza (oltretutto è uno fra i primissimi prodotti che recensisco che non annovera fra gli ingredienti elementi di natura sconosciuta).
Il sapore dei porcini è piuttosto intenso, però la consistenza del fungo è come… non so come spiegarvelo. Da ragazzini avete mai masticato un pezzo di scottex?
Ecco, i funghi di questa ZUPPOSA DEL BOSCO CON FUNGHI PORCINI ricordano la carta scottex masticata.
La zucca: latitante. Non ne ho avvertito la presenza, francamente. Le avranno tenute da parte per Halloween.

Il prodotto non è dei peggiori, la densità era davvero notevole; l’orzo, il riso ed il farro hanno tenuto molto bene la cottura.
Il costo è sensibilmente più alto rispetto agli stessi prodotti della concorrenza (1,89€), e non mi sento di affermare che questa differenza di prezzo sia realmente proporzionale alla qualità.

Voti:

Packaging: 1/5

Facilità di preparazione: 4/5

Qualità del prodotto: 3,25/5

Iscrivetevi alla pagina fan, così, senza una particolare ragione.

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Vi ho lasciati con l’arrivo dell’estate e con la degustazione del CUCCIOLONE ALGIDA, vi ritrovo con i primi sussulti del generale autunno (era “generale inverno”? E chi se ne fotte! Sto via quattro mesi e mica mi farete i pignoli, no?), quindi la voglia di stare al caldo e di consumare un bel minestrone in busta.
Scelgo un prodotto indie, di un’azienda che nessuno di voi -tranne avanzi di galera e morti di fame- conoscerà.

L’inverno scorso ci occupammo della PASTA E FAGIOLI COOP, oggi ci dirigiamo in Toscana, assaggiando la holaholaholahannuccia… (ahahah, sono rimasto lo stesso mattacchione di prima), dicevo, assaggiando la ZUPPA DI FARRO ALLA TOSCANA.

Con questa busta da 89 centesimi di euro, gli amici del FIORILE puntano in alto: desiderano sfamare tre persone con 110 grammi di ZUPPA DI FARRO ALLA TOSCANA, infatti in alto a sinistra appare l’angolino rosso con la scritta “3 PORZIONI”.

Abbiamo già discusso di come i marchi più o meno conosciuti puntino sul genuino, ovvero sul fatto che la bontà della produzione elimini le differenze con gli stessi piatti fatti in casa. Un altro termine di cui spesso si abusa è “TRADIZIONALE”.

Fra gli ingredienti è -con grande sorpresa- presente il farro, poi i fagioli e per non far mancare il peso morale della tradizione toscana troviamo una bella manciata di lattosio e glutammato monosodico che le nonne a Follonica (GR) coglievano quotidianamente dai campi per preparare le zuppe.
Le procedure per la realizzazione di questa ricetta sono conosciute da noi fedeli consumatori di prodotti disidratati, ma il team del FIORILE riesce a fornire una spiegazia anche ai novellini.

La figura di una testa sprovvista di bulbi oculari e dentizione, con un ciuffo emo e copricapo da cuoco ci guida e ci assiste nella preparazione.

Il cuoco ipovedente emo verserà quindi 750 ml di acqua fresca nella nostra pentola, e il contenuto della busta (busta che nella diapositiva acquista la forma di un porta scopettone per il cesso).

Mentre un ectoplasma somigliante a Casper si eleverà dal pentolone, il provetto cuoco mescolerà di tanto in tanto a fuoco medio la nostra ZUPPA DI FARRO ALLA TOSCANA, i suoi fagioli “satellite” (pervenuti nel nostro censimento: uno per ogni quaranta grammi di prodotto) e il farro.
Tuttavia, l’acquirente potrà forse cogliere un’ambiguità di fondo nella tempistica consigliata per la preparazione, ovviamente gli amici del FIORILE nell’elaborazione del piatto avranno discusso animatamente sul minutaggio necessario, si saranno create delle violente correnti che anteponevano i dodiciminutisti che si sono accaparrati il retro.

Contrapposti ai dieciminutisti, che avendo spuntato la lotta intestina con la prima fazione con metodi squadristi e antidemocratici, si sono aggiudicati la parte frontale della confezione. Voi fate un po’ come cazzo vi pare.

Alla fine il risultato sarà comunque questo (questo blog appoggia i dodiciminutisti, qualsiasi polemica contro la mia corrente verrà censurata: siete avvisati), ovviamente acquistato il prodotto e lasciandolo sul fuoco per SOLI dieci minuti resterete sempre con il dubbio di come sarebbe stato il vostro piatto con due minuti di pazienza in più.

Questa zuppa rievoca le immagini genuine dei primi anni del secolo scorso: la gente morente di tubercolosi in vicoli ciottolosi di piccole province della maremma, la lebbra, le sberle sulla coppa come motivo di intimidazione, la dissenteria fulminante, la diuresi involontaria durante eventi mondani.
Non avete capito cosa intendo?
Che è buonissima.

Voti:

Packaging: 2/5

Facilità di preparazione: 4/5

Qualità del prodotto: 0,5/5 (per la stessa cifra meglio una zuppa della COOP)

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO:

E il concorso?
Lo ha vinto Francesca (numero due), che ha richiesto espressamente di non ricevere alcuna celebrazione. Il primo premio (100 grammi di pesto alla genovese) però glielo mando con calma, non per altro, ma dopo quattro mesi sono riuscito ad acquistarlo.

Di questo pesto giace nella mia casella di posta una recensione realizzata dalla genovese Larrycette, che sarà pubblicata in settimana.

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